PicMonkey CollageNon è mica una novità, anzi: la nudità nell’arte è sempre stata un problema di esibizione che andava controllata a seconda dei periodi, dei costumi e delle implicazioni sociali o  religiose.

Lo hanno fatto tutti. E come? Nell’epoca classica riducendo, per i nudi maschili, la dimensione dei genitali a ridicole taglie infantili, anche su omoni dalla muscolatura imponente. Per le donne è sempre stato molto più facile: bastava rappresentare la zona incriminata completamente glabra, così da scansare ogni riferimento esplicito.

Poi, dopo il momento di estrema pudicizia del medioevo (tutti infagottati in tonache e cappucci), col rinascimento sono tornati i nudi, spesso obbligati a calzare i famosi braghettoni con cui il povero (e da allora sempre vituperato, mentre era anche un buon pittore) Daniele da Volterra ha immutandato il Giudizio Universale di Michelangelo.

E finalmente la foglia di fico, ridicolo trucco, ma di facile installazione sulle vergognose, anche se minimizzate pudenda delle statue antiche: una toppa di bronzo, magari dorato, e via. Poi, in casi particolarmente scabrosi, entrava in funzione lo scalpello.

Non crediamo che Cicerone o Augusto si siano mai sentiti offesi da una Venere senza vestiti.

Sappiamo invece che questa faccenda dello scandalo è cominciata appena qualche vecchio prete si è seduto al posto di comando. Perché più sono vecchi, più sono preti, e più il loro interesse si concentra sul controllo di un tema che non dovrebbe interessargli affatto: il sesso.

Il committente delle braghe sul Giudizio fu appunto un vecchio prete, Pio IV, appena uscito dal micidiale Concilio di Trento, che riteneva la visione di quei ridicolmente minuscoli peni e di quei pubi glabri un grave pericolo per la sensibilità di ogni buon cattolico.

Scambiando l’emozione, questa sì sensuale, di sbirciare l’organo vivo con quella puramente estetica di ammirare un’opera d’arte che in quanto tale non può essere ne oscena ne maliziosa.

Può essere brutta: e questa è l’unica oscenità possibile.

Di attualità stringente è la polemica (sempre sul tema pudenda) che ha visto coinvolti in questi giorni alcuni sciocchi nostrani e un altro vecchio prete arrivato da lontano.

Il quale deve essere stato scambiato dagli sciocchi di cui sopra per un fragile anziano, capace di andare in fibrillazione (e si sa quanto pericolosa può essere questa manifestazione clinica a una certa età) al cospetto di marmoree nudità emerse dai secoli passati.

E allora dagli ad arredare il museo con quegli scatoloni moralizzatori che probabilmente, a sentire un nostro amico addentro ai fatti dell’amministrazione, saranno costati dieci volte il valore effettivo del compensato. Tanto per rimanere in carattere con le simpatiche usanze nostrane…

Comunque, in coda a queste considerazioni artistiche, dopo avere scoperto come si possa rimanere (ridicolmente) offesi da una bottiglia di vino in tavola, ci auguriamo che qualche intrepido capocuoco del Quirinale sia riuscito a infilare, opportunamente camuffate, un paio di fette di cotechino fra gli involtini dell’illustre ospite.

P.S. Ci informano, tanto per rimanere sulla sottile sensibilità di quella parte del mondo, che recentemente: “A private school in Qatar has removed a copy of the children’s fairy tale Snow White and the Seven Dwarfsfrom its library after a parent complained that the illustrations in it were indecent”.

Che dire? Se non fosse che questa mentalità talvolta costa la pelle a qualcuno, ci sarebbe da sghignazzare fino alla fine dei tempi.

(Foto fornite dal Cavalier Serpente)

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stefano torossi bisL’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi oppure  cercare “Il Cavalier Serpente” nella rete.

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