PicMonkey CollageMartedì 5, praticamente estate.

Sull’Appia Antica c’è un baretto delizioso. Buoni panini, birra fresca, il giornale da leggere: un paradiso. Come lo è, lì vicino, uno dei pochi spazi archeologici a ingresso gratuito: la villa di Massenzio.

Una frequentazione che amiamo e che ci affascina (come si capisce da questa foto del luglio scorso) per una caratteristica che hanno alcuni luoghi, più che archeologici, arcaici della Roma del passato: la convivenza di storia e natura.

E’ chiaro che l’albero carico di prugne che vediamo contro lo sfondo delle torri del circo di Massenzio è stato piantato parecchio tempo fa in quello che allora era un normale frutteto, non un monumento da visitare.

E questo tono campestre e semplice si ripropone spesso, certo non al Colosseo, ma alle Terme di Traiano, lungo la Via Appia, fra gli  archi degli acquedotti. Nel punto in cui il Claudio sprofonda sotto terra c’è un campo abbandonato dove fare scorpacciata di more e fichi senza che nessuno disturbi. Questa sì che è magia. 

Mercoledì 6, afosetto alla romana.

Al Parco della Musica si presenta il doppio CD di Franco D’Andrea “Electric tree”, che non abbiamo ancora ascoltato, quindi nulla ne possiamo dire; mentre invece vogliamo raccontare una caratteristica del Maestro che ci ha sempre sedotto. Sotto il suo aspetto sobrio (che qui vediamo, mentre è sotto assedio di un’intervistatrice poderosa), certo non corrispondente all’iconografia solita del jazzista: dannato, ambiguo, addirittura maledetto, saltella un diavoletto pieno di sprint, di idee, di voglia di sperimentare e senza nessun timore del giudizio dei benpensanti.

Una sua osservazione, parlando di un collega alle ance: “…perché il clarinetto è uno strumento che trascolora molto verso il basso e verso l’altro”. Si poteva dire meglio?

Sabato 9, bel fresco tirato.

Sala Accademica di S. Cecilia. Ultimo concerto del Festival “Un organo per Roma” di Giorgio Carnini, intitolato “L’organo in Italia al tempo di Verdi”. Il programma ci aveva illusi con la promessa dell’Orchestra del Conservatorio. Niente: per intoppi probabilmente burocratici, l’orchestra non c’era. E pare che l’annuncio sia stato dato dal Conservatorio agli organizzatori con circa mezz’ora di preavviso.

Per fortuna Carnini, uomo dalle mille risorse, oltre che valentissimo organista ha rimediato convocando a tamburo battente due colleghi e due cantanti, e tutti insieme hanno affrontato brillantemente l’emergenza dandoci un’esecuzione di alto livello con finale  molto nazionalpopolare (parole di Carnini) della marcia dell’Aida.

Ne è venuta fuori la scoperta che l’organo, strumento da tutti vissuto come la voce della spiritualità ecclesiastica, può diventare un eccellente sostituto della banda (naturalmente purché i temi siano quelli facili, orecchiabili, seguibili e soprattutto noti a tutti, di Giuseppe Verdi).

E funziona, eccome se funziona.

Domenica 10, sole e tramontana.

Silenzio innaturale lungo le strade normalmente frastornate dal traffico, oggi bloccato per la Maratona di Roma. Per fortuna un paio di elicotteri volteggiano bassi con un rombo da Apocalypse now. Tanto per non abituarci troppo bene.

Sui muraglioni del Lungotevere sta apparendo una processione di immense figure scure che (in attesa di essere ufficialmente ricevute dalla città come dono per il suo compleanno, il 21 aprile) si inseguono senza ordine cronologico: Pasolini e Anita Garibaldi, Marco Aurelio e Moro, la lupa e Giordano Bruno.

Sono figure, diciamo così, in negativo. Ricavate grattando via tutto lo sporco dello sfondo, che quindi ridiventa bianco, e lasciando invece loro a risaltare, scure come erano diventate le pietre negli anni. L’effetto è interessante anche e soprattutto per la taglia delle immagini.

Non ne siamo assolutamente certi, ma crediamo che al comune l’operazione non costerà un cent. E questo è già un fatto buono.

Il fatto stra/ordinario (dopotutto siamo a Roma) è che William Kentridge, per fare tutto il suo lavoro: ideazione, disegni preparatori, sopralluoghi, ci ha messo meno di un anno.

Per avere i permessi ce ne sono voluti quattro. No comment.

(Immagini fornite dal Cavalier Serpente)

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 stefano torossi bisL’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

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