PicMonkey CollageAi tempi di Roma (e in qualche caso ancora a desso) le colonne stavano in piedi così, come nobili tronchi di granito.

Poi, qualche secolo dopo, le hanno ritrovate così, spaccate in inutili frammenti e distese sopra, o anche sotto la terra.

E allora hanno pensato bene di rilavorarle un poco, solo la parte di sopra naturalmente, piazzarci su un anello per le catene e infilarle in terra davanti ai portoni dei palazzi di città, come massicci, semplici e utili paracarri.

E questo è un uso improprio. Ma cos’altro possiamo aspettarci che facessero in un’epoca in cui l’idea di salvare un pezzo di marmo vecchio solo per guardarlo invece di riutilizzarlo per qualche scopo pratico non era neanche immaginabile?

Non c’è in tutta la città una scheggia di marmo che non venga dall’antichità romana. Lo dichiara William Pullen nel suo utilissimo e appassionante (almeno per noi) libro sui marmi romani antichi. In alcuni casi, l’uso di questo prezioso materiale è stato improprio, come abbiamo visto, in altri invece no.

Siamo a Sant’Antonio dei Portoghesi. Non un centimetro quadrato di intonaco bianco. Solo marmi pregiatissimi, coloratissimi, rarissimi e, come dicevamo, tutti recuperati dalle rovine di edifici romani.

In chiesa c’è la corallina grigia pallida minore, il diaspro tenero conchigliare, il bigio e nero minore, il bigio brecciato, il bianco e nero tigrato, il fior di persico…tanto da sbalordire il lettore con questa sfilza di nomi, inventati dagli scalpellini medievali (che naturalmente non conoscevano quelli latini, riferiti sempre al luogo di origine) solo per riconoscere le pietre.

Perfino la porta, finta, dietro il solitario inginocchiatoio, unico pezzo di legno in tutta la cappella, è di alabastro.

Magari questo può sembrare un eccesso di barocco cincischiamento, ma ci sono altri casi in cui il grande gusto della ricerca dei marmisti romani, materia e lavorazione strabilianti, è rimasto intatto, ed è stato riutilizzato come meglio non si sarebbe potuto.

E gli esempi in giro per la città sono davvero molti (S. Pietro in Vincoli, S. Lorenzo fuori le Mura, S. Maria in Trastevere…) ma il nostro occhio viziato è stato irresistibilmente attratto da questa superba colonna dalla raffinata scanalatura e in ottime condizioni, rimessa in piedi a S. Agnese a Via Nomentana.

E questo è un uso proprio.

(Immagini fornite dal Cavalier Serpente)

***

stefano torossi bisL’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

Annunci