picmonkey-collageCommemorazione

 Il 22 settembre in una Sala Sinopoli gremita di amici, con un palcoscenico ancora più affollato della platea, siamo andati a una commemorazione festosa per Gianmaria Testa.

Non pensavamo che uno spettacolo in fondo organizzato per rimpiangere un amico, un artista, un uomo di spettacolo morto da poco avrebbe potuto trasformarsi in un evento così pieno di musica, e questo è normale, ma anche di risate, e questo è abbastanza sorprendente.

“Festa per Gianmaria Testa”, il titolo.

Una serata piena di belle foto proiettate sullo schermo, di amicizia, ricordi, testimonianze commosse di compagni di avventura, specialmente nel progetto, nato un po’ per caso, ma poi diventato uno spettacolo di successo e genialmente divertente: “Guarda che luna”.

Grandi davvero, come Bollani, Rava, Fresu, Mesolella, Marcotulli, Pietropaoli, Rossi, che si sono fatti umili nel ricordare, senza lacrime, anzi ridendo di cuore, il loro incontro con quest’uomo, umile a sua volta, intelligente, sensibile e spiritosissimo, che, come ha citato qualcuno, aveva la specialità di mettere insieme gli altri e spingerli, attraverso la propria energia, a collaborare.

La serata è andata avanti per un tempo lunghissimo, che però è passato in un attimo, anche per merito della conduzione arguta, puntuale e puntuta di Lella Costa, che, come sappiamo tutti, è una persona capace di interventi acuminati, ma anche di commozione senza sdilinquimenti, come quando, alla fine, ha portato sul palco la madre, la moglie e il figlio di Gianmaria.

Tutto fra amici, e il pubblico se n’è accorto, come si è capito dagli applausi continui e sinceri.

Celebrazione

La sera prima, sempre al Parco della Musica ma alla Sala Petrassi c’è stato il culmine della rassegna “Jammin’” con un concerto per festeggiare il quarantesimo compleanno del St Louis College of Music, intitolato molto appropriatamente “La storia siamo noi”.

Inizio rutilante, è proprio il caso di usare questo termine da music hall americano per descrivere il magnifico coro che ha aperto la serata riempiendo il palcoscenico in ondate che arrivavano dalla platea, dalle quinte, dai corridoi, come uno tsunami sonoro.

Magnifico e travolgente. E poi, a seguire, una infinita sfilza di nomi: insegnanti, ex insegnanti, allievi diventati bravi e famosi e poi, a loro volta, insegnanti. Tutti lì a festeggiare e a sbalordirci con il racconto dei 40 anni di questa scuola romana condensati in tre ore.

Troppo poche per contenere l’entusiasmo di tutti. Infatti, la jam session finale con i migliori chitarristi di Roma è arrivata, come dire, a digestione iniziata, risultando un po’ pesante. Ma saporita; e nessuno si è sentito male, anzi. Possiamo testimoniarlo.

Pochi giorni dopo, cambio repentino di atmosfera.

Veglia (funebre)

Morire a quarant’anni. E’ la fine che rischia di fare il Roma Jazz Festival, anche lui al quarantesimo compleanno.

Il 5 ottobre il suo direttore storico Mario Ciampà ha presentato la prossima stagione, ma con una formula un po’ particolare: quella del pic nic – veglia funebre, ai giardini pensili del Parco della Musica.

Una giornata scintillante di sole, sedie sparse sul prato, qualche mosca noiosa, come succede a fine stagione, ma un piacevolissimo trio manouche che ha suonato per noi rallegrandoci, malgrado tutto, mentre ascoltavamo le tristi notizie che danno il festival con un piede nella fossa a causa della totale mancanza di sostegno pubblico per il secondo anno di seguito.

Ci è stato ridetto e riconfermato, e non è che non lo sapevamo, che la cultura a Roma è sull’orlo del baratro; ma poi (non si sa con quanto fondamento, forse solo per l’entusiasmo della bella giornata e dei buoni panini fornitici da Ciampà) ci siamo fatti consolare dalle parole dell’AD del Parco della Musica, Josè Dosal che ci ha raggiunti sul prato e con la sua voce tonante e l’inimitabile accento olé ha dichiarato che bisognava fare qualcosa perché non si potevano cancellare così “Quarenta anos de giass”.

Speramos bien!

(Immagini fornite dal Cavalier Serpente)

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stefano torossi bisL’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

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