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Il digamma inversum

Povero Claudio, strizzato tra Caligola, di cui era zio, e Nerone, di cui era patrigno.

Zoppo (da cui claudicante, no?) e balbuziente, per questo soprannominato Cla-cla; e in più considerato un mezzo scemo dai familiari.

Eppure a un certo punto, una volta fatto fuori Caligola (non da lui), diventa imperatore, e neanche tanto malvagio.

A Via del Pellegrino, al N. 145, c’è un negozio di casalinghi, il cui proprietario mentre vende caffettiere e detersivi ascolta Scarlatti a preferenza di Vivaldi che dichiara di trovare un po’ troppo commerciale.

Murata vicino all’ingresso di questa bottega particolare c’è una lapide che (unica, crediamo) testimonia un’audace innovazione grafica di Claudio, durata solo i pochi anni del suo impero, poi dimenticata (come spesso accade alle audaci innovazioni).

Una nuova lettera, una F rovesciata, chiamata digamma inversum, introdotta da Cla-cla nell’alfabeto latino per indicare la V intervocalica che prima si confondeva con la U.

E’ nell’ultima riga della scritta. Un po’ di attenzione e la si scopre dove normalmente ci sarebbe stata una V: (am)pliaVit terminaVit(que). 

Lo scantonamento degli obelischi

546 dopo Cristo. Totila entra con i suoi cattivissimi Goti a Roma, la sottopone a uno dei tanti sacchi che ha subito prima e subirà dopo, ma in più rispetto a quello che hanno fatto gli altri stupratori, si prende cura di far buttare giù tutti gli obelischi della città (comunque i 12 maggiori, con l’eccezione di quello vaticano, risparmiato) che stavano ancora in piedi nelle spine dei circhi o davanti ai mausolei.

Ordina anche di fare in modo che nella caduta si spezzino in vari frammenti e finalmente, e qui sta la perfidia vera, si assicura che gli spigoli delle loro basi quadrate vengano accuratamente smussati dai suoi scalpellini in modo da arrotondarle e rendere diabolicamente difficile rimetterli in piedi.

Finché, circa mille anni dopo, c’è il recupero di questi poveri pietroni maltrattati, con il restauro degli angoli, non sempre accurato (foto, Piazza del Popolo), soprattutto per l’uso di un granito diverso, per la pessima lucidatura e per la rozzezza delle figure e dei geroglifici imitati molto male dagli artigiani di Domenico Fontana, architetto agli ordini di Sisto V.

Ma almeno sono di nuovo in piedi.

A testimonianza dei fatti criminosi, ecco un brano da “Gli obelischi di Roma”, una cronaca scritta da Monsignor Michele Mercati, protonotaro apostolico, nel 1589: “…nel guardare gli obelischi mentre si cavano dalle ruine di Roma, si conosce chiaramente essere stata particolare industria e pratica nel guastarli: si vede che gli obelischi sono stati rotti in almeno tre pezzi, tra i quali quello più grosso, mediante gli scantonamenti, è stato fatto tondo al fine che non si potessero più drizzare.”

Eh, questo Totila!

Inconsapevolezza

Sentita da una inconsapevole annunciatrice del Tg3 la notizia che, dopo un lungo e accurato restauro, era finalmente di nuovo visibile al pubblico la Tomba del Truffatore di Paestum.

Naturalmente lei non si è corretta, in quanto, appunto, inconsapevole.

Non è fantastico?

(Immagini fornite dal Cavalier Serpente)

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stefano torossi bisL’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

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