picmonkey-collageTre appunti di vita e arte quotidiana che ci fanno dubitare della nostra (anzi, ancora di più della altrui) sanità mentale. 

Sicurezza alla romana

Prima domenica di novembre. I musei sono gratuiti.

Palazzo Altemps è una delle sedi del Museo Nazionale Romano e ospita una formidabile collezione di scultura, esposta come dappertutto si dovrebbe: pochi pezzi scelti, ognuno con il suo spazio intorno, in modo da farsi guardare senza rischio di indigestione, come può capitare nei musei più tradizionali, tipo i Vaticani, dove alla terza sala si ha già la nausea: troppi imperatori, troppi sarcofagi, troppi apolli, troppi capitelli, e non ci si capisce più niente.

Dunque, Palazzo Altemps, dietro Piazza Navona. Naturalmente c’è già una bella folla. Sala con la biglietteria al centro. L’ingresso al museo è a sinistra. A destra c’è, sacrosanto, il metal detector, pilotato da un poliziotto bonario e naturalmente poco pratico dei macchinari.

Tutti diligenti in fila. Ma, dopo aver dimostrato di non portare arnesi atti a offendere le opere d’arte, invece di proseguire ed entrare direttamente nel museo come sarebbe logico, si torna indietro e per arrivare all’ingresso ufficiale che si trova, l’abbiamo già detto, alla sinistra della biglietteria, si attraversa di nuovo la folla che non ha ancora passato il controllo.

E proprio fra la gente non ci potrebbe essere il complice che ci allunga la bomba (o anche solo un cacciavite)?

Evidentemente la logica che noi ci aspetteremmo come normale dotazione di qualunque servizio, non è prevista per i responsabili della sicurezza. Che fare?

Solo sperare che il buon senso prevalga su nostre eventuali pulsioni iconoclastiche.

Capperi a Gerusalemme

Ce lo chiediamo ogni volta che vediamo una foto del Muro del Pianto, il luogo al mondo più sacro per gli ebrei: come mai tutte quelle piante di capperi? Che ci sia una giustificazione rituale o più semplicemente è l’addetto alle pulizie che non ci pensa?

Ecco, a questo punto, non sappiamo cosa pensare neanche noi. Sarebbe un po’ come vedere un’edera arrampicarsi su per la facciata di San Pietro.

Improbabile, no?

Fateci sapere. Shalom.

Sotto la foglia niente

Inutile rispolverare la storia del Braghettone, il pittore Daniele da Volterra, incaricato da papa Pio IV di mettere le mutande ai nudi di Michelangelo nel Giudizio Universale. La sappiamo tutti. Ma quelli erano robusti omaccioni, anche se, per convenzione artistico-moralistica, curiosamente sottodotati.

La nostra perplessità prende vita guardando questi orripilanti impacchi di gesso, o di chissà quale altro materiale, schiaffati sugli innocentissimi pubi di questi deliziosi angioletti che reggono la balaustra di un altare a San Pietro in Montorio.

Non basta eliminare l’aggiunta cementizia per far riemergere i legittimi pisellini. Perché ormai sotto la foglia non ci sarà più niente. Tutto raschiato via, e di sicuro non ritorna più.

Il massimo del bacchettonismo ruffiano applicato con il minimo di buon senso e gusto estetico.

Per di più quando non ce n’era nessun bisogno.

(Immagini fornite dal Cavalier Serpente)

***

stefano torossi bisL’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog.

Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

Annunci