Berlino, New York, Parigi, Roma e Tokyo: sono queste le città che originano le geometrie urbane viste dallo sguardo di Massimiliano Bartesaghi e che faranno parte della mostra omonima, GEOMETRIE URBANE appunto, che si inaugurerà ad Anzio il 29 Agosto 2017 alle ore 18,00, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Città di Anzio e con il taglio del nastro ad opera dell’Assessore Laura Nolfi.

Trattasi di pannelli fotografici 40×50 che apriranno la vista dell’osservatore a colpi d’occhio inconsueti e a visioni appartenenti quasi a mondi paralleli.

Così si descrive Massimiliano Bartesaghi:

Ho cominciato a scattare fotografie verso i 9/10 anni con una Kodak Instamatic regalo della Prima Comunione. Poi negli anni mi sono appropriato della macchina fotografica di mio padre e sono con il tempo passato alle reflex prima analogiche e poi, nel 2005, digitali (ora uso una Canon 5D mark II). Sono un fotografo autodidatta, e tutto quello che conosco e’ frutto di studi appassionati che ho sempre fatto negli anni. Non ho un genere fotografico che prediligo; nel mio girovagare con la macchina fotografica lascio che siano i diversi e più vari aspetti del mondo che mi circonda a colpirmi a far premere il dito sul pulsante di scatto. Nel 2005, durante una vacanza a Berlino, ho realizzato il primo scatto (allora in parte inconsapevole e assolutamente non ispirato da altri fotografi) delle mie Geometrie Urbane. In seguito, durante i miei viaggi ma anche semplicemente girando per Roma, ogni volta che ne ho avuto l’occasione ho cercato di “estrarre” dalle architetture che mi circondano queste mie visioni un po’ particolari.

Questo è quanto l’Autore dichiara per descrivere questa sua ricerca, quando l’idea stava prendendo forma.

Prosegue, Massimiliano: Affascinato dalla ripetitività degli schematismi architettonici, vi ricerco comunque una sorta di “armonioso movimento” tentando di individuare combinazioni di linee, di forme, di accostamenti di colori, a volte di tutto questo insieme, laddove tutto sembra assolutamente rigido e freddo. Ricerco inquadrature che possano offrire un punto di vista un po’ alternativo al nostro guardare “ortogonale”.

L’Occhio dell’Arte ha scelto di promuovere questo progetto perché  ritiene, come John Keating in “L’attimo fuggente”, che “È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”.

L’Arte e la Cultura viste come curiosità ed esplorazioni sì del reale, ma anche come creazioni demiurgiche di sogni e fantasie, per approdare a sperimentazioni soggettive che descrivono se stessi più che l’esterno. Ed è così che l’Uomo può riuscire, forse, a rimanere al centro dell’Universo, cedendo il passo all’Artista nel tempo necessario a produrre opere che lo descrivono, nudo nella natura essenziale delle cose, come mai nessun altro potrebbe fare. E come nessun mondo esterno può riuscire in quei frangenti ad annullare.

Lisa Bernardini

Presidente Occhio dell’Arte

 

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